Anche in Giornalettismo.
Il sospetto lo avevo da tempo, ma grazie a Leonardo Tondelli ora è diventato una certezza: Ichino è un docente di diritto del lavoro che non sa nemmeno cosa sia un rapporto di lavoro o un licenziamento.
E a rivelarlo è stato proprio lui, rispondendo malamente a un post nel quale Leonardo aveva affermato en passant che: “lui non lo licenzia nessuno”.
“Visto che anche Leonardo – come già tanti miei contestatori di sinistra – utilizza questo argomento basato sulla mia persona e il mio lavoro, per di più sul sito de l’Unità, mi sento legittimato a ricordargli che nel corso della mia vita di lavoro sono stato licenziato anch’io un paio di volte. La prima volta accadde nel 1983, quando, terminata l’ottava legislatura, il Partito comunista non mi volle più tra i suoi deputati per la nona(nulla mi garantisce, del resto, contro la possibilità di un licenziamento analogo al passaggio tra la legislatura in corso e la prossima)”.
Incredibile, Ichino confonde un mandato parlamentare con un rapporto di lavoro subordinato, subordinato al PCI che scegliendo di non ricandidarlo lo avrebbe “licenziato” come un datore di lavoro fa con un dipendente. Assurdo anche perché quello che lui crede il “contratto di lavoro” di parlamentare si esaurisce con lo scadere della legislatura e quindi, nemmeno se si trattasse davvero di un rapporto di lavoro quello sarebbe un licenziamento.
Ancora più assurdo in quanto fu eletto come “indipendente” nelle liste del PCI, circostanza che implicherebbe da parte sua anche un falso nei confronti degli elettori che l’hanno votato e che non sapevano di votare in realtà un “dipendente” di Botteghe Oscure.
Quella di Ichino suona come una bestemmia e non solo perché prova malamente a paragonarsi a un lavoratore precario qualsiasi, ma perché nel farlo non si rende nemmeno conto degli spropositi che scrive. E sorvoliamo sul fatto che Ichino in caso di licenziamento oggi come ieri, non si ritroverebbe disoccupato, ma con almeno altri due lavori più che prestigiosi.
Questa sarebbe la persona alla quale il fronte progressista (?) ha affidato la riforma dei rapporti di lavoro e del relativo welfare nel nostro paese, una persona che non sa cosa sia un mandato parlamentare nonostante sia stato parlamentare e che non sa cosa sia un licenziamento nonostante sia chiamato a scrivere e immaginare la nuova disciplina dei rapporti di lavoro.
Un autorevole rappresentante del partito che all’indomani di un congresso dello stesso sulla riforma del lavoro ha il potere d’intervenire pubblicamente per sostenere e imporre tesi diverse da quelle emerse democraticamente in quella sede di dibattito, senza che nessuno o quasi nel partito abbia a eccepire.
Non stupisce che proponga ricette gradite da Confindustria e che sia stato a lungo arruolato anche dal Corriere della Sera, stupisce invece che possa essere spacciato per un esperto nel suo campo e, ancora peggio, come persona incaricata di immaginare una disciplina capace di tutelare i diritti e le vite dei lavoratori, di quelli che non lavorano per un partito e non sono retribuiti dalla collettività con uno stipendio da parlamentare.
Affermazione gravissima la sua e non solo perché dimostra che l’uomo non capisce nulla di una materia che addirittura insegna all’università da una cattedra prestigiosa, ma anche perché svela come le sue proposte di “riforma” altro non siano che copincolla di leggi prese da altri ordinamenti, capendoci meno di niente.
L’alternativa non sarebbe meno devastante, perché se Ichino fosse cosciente dell’assurdità di quello che ha scritto, bisognerebbe concludere che ha mentito sapendo di mentire e che non ha scrupoli a falsare la realtà quando gli convenga. Considerazione che minerebbe comunque qualsiasi presunta autorevolezza, accademica e no, gli sia attribuita.
Dopo un’uscita del genere dovrebbe, come minimo, abbandonare seduta stante dal ruolo di coordinatore della redazione della “Rivista italiana di diritto del lavoro” a tutela del buon nome dei suoi colleghi e della rivista e allontanarsi immediatamente da qualsiasi attività riguardi la stesura di leggi attinenti al lavoro, oltre a cercare di rimediare il grave imbarazzo che ha procurato alla Statale di Milano e a tutti i suoi studenti, quasi tutti sicuramente in grado di riconoscere il ridicolo in affermazioni del genere.
Sarebbe anche ora che il PD riflettesse sulle qualità della persona alla quale ha affidato ciecamente la sua politica del lavoro e che decidesse di allontanarlo al più presto da ogni incarico, perché dopo aver vergato nero su bianco affermazioni del genere la sua credibilità è ridotta a zero e qualsiasi proposta portasse la sua firma, esporrebbe il partito ad identico ludibrio.

Maroncholico
5 gennaio 2012
Prima il Pd sparisce prima l italia si riprende…
demopazzia
5 gennaio 2012
Sinceramente, a parte il brano che hai riportato tu, tutta la risposta di Ichino sembrava scritta da un blogger alle prime armi. Il pezzo sulle pensioni anche non era male, visto che sosteneva che di aver alzato l’età pensionabile a chi è già in pensione.
Al
5 gennaio 2012
Non credo quella di Ichino fosse una descrizione tecnico giuridica accurata del suo rapporto di lavoro con quel partito ma piuttosto la descrizione di come lui viveva quel rapporto: una assunzione a tempo determinato (5 anni) con tacito rinnovo alla scadenza. Il fatto che non gli abbiano rinnovato il contratto deve averlo vissuto piuttosto male, come un licenziamento appunto.
mazzetta
5 gennaio 2012
infatti si è consolato con l’immediata promozione a ricercator universitario e dopo tre anni è diventato ordinario
scorrendo la sua pagina wikipedia ho ri-scoperto anche che aderì al “tavolo dei volenterosi”, gran bella referenza http://politicaesocieta.blogosfere.it/2007/01/daniele-capezzone-spiega-il-tavolo-dei-volenterosi.html
trappolone ordito da Capezzone al quale abboccarono un sacco di fessi, che poi Capezzone abbandonò al loro destino fatto di convegni ignorati da tutti
evolutionarysleeper
5 gennaio 2012
Ichino non ha mai detto “rischio di finire nel lastrico come un precario qualsiasi”, con quella risposta intendeva semplicemente che nemmeno lui è “intoccabile”, parlando del suo passato di parlamentare PCI ed editorialista. Se un avversario – che, ricordiamolo, avversario non è – non piace, lo si critichi seriamente.
Queste sono forzature di un ragionamento ben preciso e davvero, davvero limpido, che non fanno onore a chi le pronuncia.
mazzetta
5 gennaio 2012
Ichino ha scritto che è stato licenziato dal parlamento, non ha scritto che la condizione di parlamentare è precaria o che nemmeno lui è intoccabile, che avrebbe fatto ridere lo stesso, ma almeno sarebbe stata meno offensiva per chi è stato licenziato davvero.
Tanto più che poi ha ribadito che gli potrebbe capitare ancora, facendo finta di non essere titolare di una cattedra universitaria che lo aspetta e che è un paracadute che nessun altro lavoratore può vantare.
Per questo nritengo di aver forzato nulla e continuo a ritenere la risposta ad Ichino semplicemente vergognosa. Una robaccia per la quale dovrebbe, come minimo, scusarsi pubblicamente
giovanni
6 gennaio 2012
bisogna contestualizzare. Negli anni ’80 ancora c’era mezzo parlamento composto di cariatidi della prima legislatura, il che voleva dire che quello di parlamentare era un posto fisso a vita. Ricordo bene che dopo le elezioni della prima repubblica i giornali davano sostanzialmente due notizie: le virgole di percentuali di cui erano scesi o saliti i micropartiti di governo (PLI, PSDI, PRI, con relative ipotesi sui giri di poltrone conseguenti a quei microspostamenti di voi), e i trombati, che evidentemente erano l’eccezione, più che la regola. Un trombato ancora prima del voto poi era la pecora nera di Montecitorio, ergo sì, si può ben dire che l’effetto era lo stesso del licenziamento, sia in termini economici, che di public shame
PS: su Amnesty, che vedo nella colonna FB. Sono dei coglioni, period. Tutti i sondaggi politici attirano gli estremisti che vogliono mettersi in mostra votando più volte, se non hanno fatto nemmeno il minimo sindacale per evitarlo (p.e. mettere su un programma che seghi i voti multipli provenienti dallo stesso IP), si meritano lo sputtanamento per la mancanza di serietà
mazzetta
6 gennaio 2012
su Amnesty ti quoto a mani basse
rosario
6 gennaio 2012
Avete ragione guai a licenziare. Lavorare poco lavorare tutti. Ricordo come fosse ora i due ragazzi del supermercato ungherese nel 1985 che aperta la scatola dei cornetti gelati la rovesciarono dentro il frizer a pozzetto dover gia albergava un pastone di gelati semisciolti. Al mio sguardo perplesso mi sorrisero facendo spallucce.
Cosa ne facciomo di tipi simili? Li mandiamo nei gulag a meditare? Li prendiamo a calci in culo? Gli diamo una medaglia quali sabotatori provetti del sistema?
mazzetta
6 gennaio 2012
io li rimanderei a scuola insieme a chi scrive commenti del genere :D
marcov2
6 gennaio 2012
Onestamente mi pare un articolo esagerato. Ichino voleva solo dire che anche lui non è sempre stato un garantito, certo paragonando la sua situazione a quella dei precari ha fatto una cosa meschina, ma ha dimostrato di essere persona da poco non un incompetente. Figuriamoci se non sa che la mancata ricandidatura è del tutto diversa dall’interruzione di un rapporto di lavoro subordinato.
È improprio poi dire che “il PD … ha affidato ciecamente la sua politica del lavoro ” a Ichino, anzi la minoranza interna sostiene che il Partito Democratico ha sbagliato a trascurare le proposte di Ichino per seguire le proposte dei massimalisti Damiano e Fassina.
mirko
7 gennaio 2012
Le palle. Questo ridicolo signore sta giocando col culo di centinaia di migliaia di lavoratori e se ne esce con una cazzata così. Se aboliscono l’ art 18 io DI SICURO vengo licenziato (sto sul cazzo ad ogni gradino della gerarchia aziendale), e al 99% non trovo un altro lavoro; poi la pensione manco a 70 anni la vedo. E questo qui che blatera di robe che non conosce e che fa proposte penose che poi verranno comunque strumentalizzate e distorte…viene anche a fare battute sulla propria carriera politica. Non so se questo ci è o ci fa; so benissimo cosa implica la modifica dell’art 18. Già adesso fare il proprio dovere on basta, per stare tranquillo al lavoro devi fingerti entusiasta leccare il culo e fare l’ infame, come minimo; ci manca solo che la legge non ti tuteli più dall’ arbitrio di capetti indegni e ignoranti, e dalla fame d’oro dei padroni. Io sono stato licenziato in tronco (non in Italia), e la cosa più impressionante non è stato il licenziamento ma il terrore sulle facce di chi restava (non bambocci ma gente che nella vita era scampata alle peggiori persecuzioni politiche). Il lavoro è un diritto, chi lo mette in pericolo è un nemico.
Demart81
7 gennaio 2012
Mazzè, è Ichino. Il Brunetta “de sinistra”. Ti stupisci ancora di quello che dice?
Il problema, come dici tu giustamente, è che viene ascoltato e trattato da guru, invece di essere lasciato solo a blaterare.
giorgio
8 gennaio 2012
questo mirko deve essere un signore che non sa cosa significa lavorare !!!
Sendivogius
15 gennaio 2012
Io non ce l’ho con Pietro Ichino, ma con chi continua a candidarlo offrendogli un seggio sicuro in Parlamento.