Il motore dello sviluppo è donna

Posted on 30 dicembre 2011

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Anche in Giornalettismo.

Come nel resto del Sudamerica e più che nel resto del Sudamerica, in Brasile è crollato il tasso di natalità . Un crollo che ha stupito gli stessi i demografi e che ha portato le donne brasiliane da una media che negli anni sessanta era di oltre sei (6) figli a testa a quella odierna, inferiore ai due, esattamente a 1,9 figli, contro la media Sudamericana che pur è arrivata a 2.3 partendo dalle medesime premesse. Un fenomeno sociale che si estende a tutto il Sudamerica nonostante quasi ovunque sia ancora vietato l’aborto, grazie alla nefasta influenza delle chiese cristiane, e nonostante i governi non brillino nel promuovere anticoncezionali e pianificazione familiare.

Le cause sono conosciute e la principale è collegata al grande sviluppo registrato dal paese. Con lo sviluppo economico è arrivata l’inurbazione e con l’abbandono delle campagne la “ricchezza” rappresentata dai figli è diventata un debito, perché in città i figli costano molto di più e fino a che non raggiungono l’età del lavoro richiedono cure e attenzioni che le giovani coppie inurbate e lavoratrici non sono in grado di assicurare, se non a costi che ben pochi possono permettersi.

Nel caso del Brasile poi hanno giocato anche specificità culturali, tra le quali la proposizione di un modello femminile di donna lavoratrice e impegnata nell’ascesa sociale, molto diversa dall’immagine della fattrice rurale che sforna figli a decine. Decisive in questo senso sono ritenute le numerose telenovela di successo, che ormai da decenni propongono saghe di donne determinate e impegnate nella ricerca di un successo personale che lascia poco spazio all’allevamento di un gran numero di figli.

Le ricerche e i sondaggi sul campo confermano questa tendenza, che vede le nipoti di quelle donne che sfornavano figli in continuazione oggi poco interessate ad avere figli. Molte brasiliane non ci pensano proprio e quelle che ci pensano non vanno oltre il desiderio di un solo figlio, in questo assecondate anche dagli uomini brasiliani, che non identificano più nella numerosa discendenza un valore o una patente conferma di un machismo, al quale comunque per ora non sembrano disposti a rinunciare.

Brasiliani e brasiliane sono più interessati a crearsi e a godersi una vita ricca di soddisfazioni professionali e a scalare la piramide sociale, impresa difficile e impegnativa anche nel Brasile del boom economico.

Il modello femminile vincente e quello della presidentessa del Brasile, Dilma Roussef, che oltre a una storia di emancipazione che l’ha portata divenire la donna più importante del Brasile, offre l’esempio di una sola figlia, cresciuta con molte attenzioni fino a divenire a sua volta modello d’emancipazione e noto avvocato.

Le donne brasiliane, dicono i sondaggi, sono molto ambiziose e tengono all’ascesa sociale anche più dei brasiliani e in un paese che offre molte opportunità a chi voglia dedicarsi anima e corpo al lavoro, rappresentano lo zoccolo duro della grande volontà che ha animato i recenti progressi del paese.

Una volontà che non presenta differenze di censo, nonostante milioni di brasiliani siano entrati nella classe media infatti, il Brasile resta ancora terra di forti diseguaglianze, ma le donne brasiliane non risentono di queste differenze. Siano ricche o povere, tutte rifiutano il modello della donna casalinga impegnata a fare ed accudire figli. Tutte sognano e desiderano altro, siano ricche o povere, inurbate o contadine, tutte rifiutano l’esempio delle antenate e sembrano avere progetti alternativi molto precisi e la determinazione per seguirli senza farsi distrarre da altro.

Lo sviluppo sembra quindi aver portato il Brasile nella modernità e le sue donne all’emancipazione, a dispetto delle pressioni oscurantiste delle chiese cristiane, che non sono cambiate, e di un sentire religioso ancora significativo. Sentire che però non riesce più a penetrare nel corpo sociale e a imporre i modelli tanto cari ai cristiani, che alle sirene dei sacerdoti oggi preferiscono quelle della società consumistica e al regno dei cieli preferiscono l’ascesa sociale ed economica in terra, qui ed ora.

Un atteggiamento che si sposa alla perfezione con il boom economico e con le aspirazioni del Brasile a farsi protagonista mondiale. Nei giorni scorsi l’economia del paese ha superato quella della Gran Bretagna piazzandosi al sesto posto nel mondo e c’è da credere che l’ascesa non si fermerà, essendo il paese ricco di risorse naturali e non popolatissimo, conserva ancora ampi margini di crescita.

Nei prossimi anni i mondiali di calcio e le Olimpiadi ospitate nel paese saranno formidabili vetrine di questo cambiamento brasiliano, che molto deve alle sue donne e molto deve a politiche accorte che hanno cercato di favorire il boom economico e di ridurre allo stesso tempo le diseguaglianze, con numerosi progetti sociali e decisioni coraggiose e poco convenzionali, come ad esempio la legalizzazione delle favelas.

Un provvedimento che sta dando buoni frutti, perché aver reso i loro abitanti legittimi proprietari di case e baracche, ha prodotto un mutamento repentino dell’atteggiamento di che vi abita.
Nonostante gli abitanti delle favela continuino a crescere infatti, il piccolo esercito di neo-proprietari ha trovato interesse nell’investire soldi ed energie nella favela e gli effetti non hanno tardato a farsi sentire, con alcune favela che già si sono trasformate da fortino impenetrabile della miseria, in comunità quasi piccolo-borghesi nelle quali comincia a penetrare e ad essere benvenuto anche lo stato, che un tempo in quei luoghi aveva l’unica sembianza della temibile e violentissima polizia brasiliana e che ora invece comincia a costruire uffici postali, scuole, ad asfaltare le strade e a portare acqua ed energia elettrica.

Un progresso deciso, che poggia sulle spalle di donne determinate al successo personale e su una grande voglia di emancipazione dal ricordo di un Brasile vecchio che ormai esiste solo negli sbiaditi ricordi delle più anziane.

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Posted in: Culture, Sudamerica