Sembra incredibile, ma anche nel 2011 con la piena disponibilità di potentissimi canali per chiunque voglia informarsi, c’è ancora gente che capisce poco o niente di quello che accade e immediatamente sale in cattedra per istruire chi sia messo anche peggio.
Così da tempo circola una ricostruzione di fantasia che vuole che l’Islanda abbia rinnegato il suo debito, rifiutandosi di rimborsarlo. Circola diffusamente e fa danni come tutte le bufale che portano l’opinione pubblica a costruirsi false credenze e a vivere in realtà di fantasia, non meno di quanto accada, ad esempio, ai sedotti dalle sirene del berlusconismo.
L’Islanda invece i suoi debiti li pagherà, a cominciare proprio da quello con Fondo Monetario Internazionale. I cittadini islandesi in realtà si sono opposti “solo” al rimborso dei debiti della banca (privata) Icesave nei confronti dei clienti esteri, principalmente olandesi e britannici. Il ragionamento sottostante a questo rifiuto è che quegli investitori sapevano di rischiare, visto che erano loro offerti interessi stellari, e che se proprio qualcuno li deve rimborsare tocca ai rispettivi governi. Che in effetti hanno rimborsato i propri cittadini e ora vorrebbero rivalersi sull’Islanda, che però non ha mai garantito il debito delle sue banche private e che quindi sarebbe (forse) tenuta solo moralmente a rifondere i due stati. Tutto qui il rifiuto di pagare il debito degli islandesi, che hanno onorato e onorano invece al 100% il debito sovrano.
Tutto il resto del debito lo pagheranno eccome. Dire che “ Gli islandesi… evitarono di svendere il loro paese e di metterlo sotto tutela del Fmi“, oltre ad essere ridicolo è platealmente falso, com’è falso scrivere che “Venne allora indetto un referendum che bloccò la nazionalizzazione (delle banche)”, visto che le banche islandesi sono state nazionalizzate senza colpo ferire e che il referendum aveva come oggetto solo il rimborso del debito estero cumulato da Icesave. Eppure si si mettono le parole “islanda+debito+FMI” su un motore di ricerca escono migliaia di voci in italiano che riportano questa bufalaccia, che da noi è particolarmente diffusa, mentre con ”iceland+debt+IMF” escono articoli e studi aderenti alla realtà, che è quella per la quale proprio il prestito del Fondo Monetario Internazionale è stato uno dei pilastri dell’azione islandese in risposta al fallimento delle proprie banche.
Quello che è successo in Islanda è poi molto più rilevante del (presunto) rifiuto di onorare i debiti, visto che in Islanda i moti popolari hanno determinato prima la cacciata del governo, poi pesanti processi per i banchieri più spericolati e infine una riscrittura della costituzione volta ad evitare che si ripeta lo stesso tipo di crack e che gli operatori finanziari possano tornare a operare senza limiti e senza responsabilità. Se succedesse lo stesso in Europa e nel mondo, molti agglomerati finanziari non potrebbero più operare come fanno ora e come continuerebbero a fare dopo un “semplice” default del debito sovrano. Decisamente più rivoluzionario di un default che lascia tutto come prima e che fa comunque pagare la crisi solo a chi non ne è responsabile.
Tutte cose facilmente verificabili con qualche click, eppure non passa giorno senza che si leggano fantasie come quella per la quale l’Islanda ha deciso di non pagare il suo debito. Ci sarà certamente un buona percentuale di semplici cretini che alimenta la diffusione di queste sciocchezze, ma in tutta evidenza c’è una serie di personaggi che campa sull’ignoranza e la credulità del suo pubblico di riferimento, esattamente come da anni lo rinfaccia a Berlusconi.
E non è un caso che chi mescola disinvoltamente la crisi islandese con le scie chimiche” (!!!) abbia letto quest’anno la partenza dei funzionari del Fondo Monetario Internazionale come una loro cacciata dal paese, nonostante la stessa fonte che cita spieghi chiaramente che il FMI ha “compiuto la sua missione” e che nell’occasione:
“Il Ministro dell’Economia e del Commercio Arni Pall Arnason ha parlato in maniera più personale, dicendo che molte persone erano preoccupate della cooperazione tra FMI e Islanda, che il loro welfare state – altro elemento di vanto e di efficienza – sarebbe stato tagliato duramente e che sarebbero state prese misure drastiche, basate sui diktat classici utilizzati dal Fondo Monetario nei suoi interventi in Estremo Oriente e in Sudamerica. Army crede che la ragione per la quale tutto questo non si è verificato in Islanda è perché i prestiti forniti dall’FMI al governo Islandese hanno permesso a quest’ultimo di prendere più tempo per fissare budget e obiettivi.“
Baggianate ripetute dall’estrema destra sempre in cerca di utili tarocchi, come da altri che s’atteggiano a sinistra. No, l’Islanda non è quella che ” Qualcuno invece ha il coraggio di dire no. Si tratta dell’Islanda, che da due giorni è fuori dal Fondo Monetario Internazionale“.
L’Islanda ha accettato i prestiti del FMI, che le sono serviti eccome, e ha semplicemente trattato con il FMI condizioni molto differenti da quelle che lo stesso imponeva o provava a imporre ai paesi sudamericani e africani negli anni ’90. L’Islanda ha detto sì al FMI, che ora se ne va perché non serve più, perché le sue stesse analisi hanno dimostrato l’avvenuta stabilizzazione dell’economia islandese. E se ne va con i ringraziamenti degli islandesi, non certo inseguito da vichinghi furiosi armati di torce e forconi.
Che poi personaggi del genere si spaccino per paladini del popolo e grandi disvelatori d’inganni è la logica conseguenza di tanto darsi maldestramente da fare, da sempre i populisti campano sugli ignoranti costruendo versioni semplificate e farlocche della realtà, che puntano opportunamente il dito là dove non duole ai poteri e nemmeno questo caso non fa eccezione. Meglio cianciare di debito e blandire il popolo con queste fantasie, che annoiarlo con analisi complesse o mettersi davvero in conflitto con certi poteri, can che abbaia non morde. Non per niente il mainstream si guarda bene dallo smentire con forza queste fantasie, che continuano a circolare copiosamente nonostante la loro natura fantastica sia facilmente verificabile.
Bouns round:
Un pregevole Gad Lerner che annuncia ”il leader del movimento di protesta che ha portato alla cancellazione del debito in Islanda“.

roberto
27 dicembre 2011
spammo, finalmente le bufale sono conosciute come tali. bravissimo Mazz
Simone Corami
27 dicembre 2011
Ciao, puoi dirmi dei link per appofondire meglio la notizia?
Grazie.
mazzetta
27 dicembre 2011
Simone, i link sono nel testo, nelle parti sottolineate
Vale_amm
27 dicembre 2011
Grazie a Dio uno che ce la racconta giusta…Era ora.
guido
27 dicembre 2011
E’ sempre corretto dare informazioni complete e non distorte, grazie.
Forse, nello sforzo di correzione.. risulta un po’ sminuita l’azione complessiva fatta in ogni caso dal paese.. e non evidenziata l’entità del debito assunto dalle banche private che i governi avevano accettato e provato a scaricare sulla popolazione.
Mi associo alla richiesta di Simone Corami nel richiedere l’indicazione di qualche link per approfondire il tema, se fose possibile, grazie
paolo
27 dicembre 2011
Sul fatto quotidiano nel link che hai postato ho trovato il presunto errore riguardo la nazionalizzazione delle banche, non ho trovato quello ben piu’ grave sul ripudio del debito che invece è presente su giornalettismo, il sito web dove spesso scrivi. Stai pensando di non collaborare più con quel sito, per via della disinformazione che vi regna ?
Piero Giorgi
28 dicembre 2011
Per piacere, non citiamo “Giornalettismo” (La testata del Copia&Incolla) come fonte attendibile, si?
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EDIT mazzetta: Non so a cosa tu ti riferisca, probabilmente ad altri articoli qui sul blog, ma si da il caso che io scriva anche per Giornalettismo e che quelli li abbia scritti io. Quindi oltre ad essere OT, come dire…
icittadiniprimaditutto
27 dicembre 2011
Reblogged this on i cittadini prima di tutto.
Pautasio
27 dicembre 2011
Scusa, ma perché “Rinascita”, che si definisce “quotidiano di sinistra nazionale”, sarebbe una voce di estrema destra?
mazzetta
27 dicembre 2011
@Pautasio: perché quella definizione non basta certo a cambiare la sostanza di un sito d’estrema destra animato da personaggi d’estrema destra che si travestono da sinistra per agganciare qualche sprovveduto, magari convinto che la Rinascita dei fascisti sia un realtà quella che una volta era rivista comunista davvero: http://it.wikipedia.org/wiki/Rinascita_(rivista)
Una veloce scorsa alle biografie di chi ci scrive dovrebbe togliere ogni dubbio, sono i soliti che scimmiottano Terza Posizione, nascondendo il fascismo per cercare agibilità a sinistra
anna
27 dicembre 2011
fatto sta che l’islanda non ha accettato il dictat del FMI “austerity” ma ha dato grande prova di democrazia ! è questa la notizia più importante non trovate? non mi è chiara la MENZOGNA citata dalla new di AGENZIA STAMPA ITALIA, me la indicate?
Roberto Lombi (@icsnerdics)
27 dicembre 2011
se la gente scopre la verità io chi prendo per il culo al pub sfoggiando i miei migliori insulti?
Gonzo
27 dicembre 2011
mi dispiace per te mazzetta ma la tua posizione non mi convince.
ho rapporti di lavoro con l’Islanda e qualche informazione ce l’ho anch’io.
una cosa è certa che non sono delle teste di c…o come noi italiani.
destra-sinistra destra sinisdestra sinistra ………………………
mazzetta
27 dicembre 2011
“non mi è chiara la MENZOGNA citata dalla new di AGENZIA STAMPA ITALIA, me la indicate?”
Non è una menzogna quella, ma è stata tradotta falsamente nella “cacciata” del FMI
@Gonzo il fatto che siano più vispi di noi lo dimostra la loro rivoluzione, quello è l’evento importante e sminuito ANCHE da quelli riducono il tutto a un ripudio del debito che invece non esiste. Per il resto ho citato fonti a mio parere inoppugnabili, non mio cugino al pranzo di Natale.
Chi volesse smentire la realtà di questi e altri numerosi documenti è invitato a citare fonti alternative, che valuterò sicuramente
Nel frattempo aggiungo due link che mi hanno segnalato poco fa, altri articoli sul tema confermano quanto ho provato a spiegare sopra.
http://phastidio.net/2011/10/31/islanda-allieva-prediletta-del-fmi/
http://www.valigiablu.it/doc/480/la-rivoluzione-in-islanda-si-chiama-democrazia.htm
P.s.Per chi ancora non l’avesse capito, la “rivoluzione islandese” è reale ed è molto più importante di un semplice rifiuto di pagare qualche debito
Margaret Lucova
29 dicembre 2011
“P.s.Per chi ancora non l’avesse capito, la “rivoluzione islandese” è reale ed è molto più importante di un semplice rifiuto di pagare qualche debito”
su questo, mi pare che non ci sia nulla da contestare (..lo dice una che viene dall’ex Cecoslovacchia!), e infatti, nessuno lo ha fatto… Non credo sia questo il vero ecquivoco della polemica scaturita dal tuo articolo…
Margaret Lucova
29 dicembre 2011
ops! mi corrego: equivoco… sorry! ;)
giul
27 dicembre 2011
ma cosa cambia esattemente fra cure FMI Islanda e cure FMI sudamerica? Perché l’FMI è diventato buono? (semplifico eh)
mazzetta
27 dicembre 2011
Non credo sia diventato buono, credo piuttosto che molto dipenda dal ricettore degli aiuti e un po’ anche dal fallimento evidente delle vecchie ricette. I soldi del FMI poi li spendono i governi e c’è probabilmente grande differenza tra come li spendevano le dittature sudamericane o africane e come invece li hanno utilizzati gli islandesi.
Senza considerate che è fondamentalmente diverso il momento e lo scopo, il salvataggio dell’Islanda è stato funzionale a un più generale tamponamento della crisi globale, mentre tanti interventi del FMI in passato erano intesi a risollevare un singolo paese o soccorrere un governo in disgrazia, è chiaro che la forza contrattuale dell’uno e degli altri varia molto al variare di queste e altre condizioni
p.s. l’Italia è uno dei principali contribuenti del FMI, che non ha risorse proprie, quando si parla d’intervento del FMI in Italia si parla di un intervento per il quale l’Italia darebbe comunque al FMI la sua quota-parte di quanto poi riceverebbe in prestito. Per questo il FMI è sempre stato considerato uno strumento d’asservimento delle economie deboli a favore di quelle forti e dell’ideologia economica dominante
giul
27 dicembre 2011
grazie mazzetta. sarebbe bello un bel post in cui si fa un analisi seria del fmi con le criticità vere dell’istituzione, non con i facili populismi.
Franco
28 dicembre 2011
Mazzetta da solo vale una mezza redazione, ma di quelle buone
Don Cave
28 dicembre 2011
Mazzetta dixit: “I soldi del FMI poi li spendono i governi e c’è probabilmente grande differenza tra come li spendevano le dittature sudamericane o africane e come invece li hanno utilizzati gli islandesi.”
Mah… la storia che ho sempre saputo è che da quando sono diventate il laboratorio preferito degli allievi di Friedman all’inizio degli anni ’80, istituzioni come il FMI e la Banca Mondiale hanno approfittato dei prestiti per imporre agli stati misure di adeguamento strutturale funzionali agli interessi del grande capitale: privatizzazioni e smantellamento dello stato sociale.
Politiche di questo genere non hanno inciso soltanto su “dittature sudamericane o africane” ma sono servite anche (oserei dire: soprattutto) per aprire a forza alle dinamiche speculative i mercati relativamente protetti di paesi che non erano certo riducibili allo stereotipo della repubblica delle banane…
Dopo di che, il potere contrattuale dell’Islanda nei confronti del FMI dipende certo dall’intraprendenza dei suoi cittadini, ma anche da fattori economico-sociali che fanno di quel paese un caso particolare, non facilmente generalizzabile (tanto meno alla situazione interna alla UE, data l’interdipendenza e le dinamiche egemoniche fra le varie economie nazionali).
Insomma, per dirla tutta: se si tratta di chiudere il becco ai complottisti destrorsi ok; ma se il messaggio è che gli interventi strutturali del FMI sono diventati improvvisamente una cosa buona (o quanto meno un male necessario), che anche in Italia bisognerebbe stare zitti e pagare accettando le riforme e le politiche del governo Monti, e che ogni discorso che propone il rifiuto di pagare del debito è di per sé una trovata complottistico-paranoica di qualche riciclato di Terza Posizione… beh, se il messaggio è questo, io personalmente non mi trovo per niente d’accordo.
E non sono d’accordo per un fatto semplice semplice: accettare austerità e adeguamenti strutturali significa di fatto rassegnarsi a tutta la merda che il capitalismo, come sistema basato sullo sfruttamento sistematico di esseri umani e risorse, ci fa mangiare quotidianamente. Se è vista come la tappa transitoria verso un’autentica emancipazione delle classi sfruttate contro i poteri forti della società, la rivendicazione sul non pagamento del debito non ha proprio niente “di destra”.
Don Cave
28 dicembre 2011
Dimenticavo: mi sembra – se non è così mi scuso e chiedo lumi in proposito – che nel testo del post sia usata erroneamente la parola “nazionalizzazione” al posto di “salvataggio”.
Si possono salvare aziende ed istituti di credito senza per questo nazionalizzare (tanto per citare un esempio, è quello che ha fatto Obama con il mega prestito alle banche e poi con la Chrysler). La nazionalizzazione implica invece che l’azienda o l’istituto di credito vengano statalizzati.
Ugo Goldmansucks Cruelman Sinapsi
28 dicembre 2011
http://youtu.xxxxxxxx_fDJs
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EDIT mazzetta: I video contro gli “usurai mondialisti” no grazie, ci sono tanti siti neri più adatti per questa robaccia
alessandro
28 dicembre 2011
” nel medioevo era considerato usura qualsiasi interesse richiesto per un prestito in denaro ” – nel medioevo
Elena
28 dicembre 2011
tutto bene ma visto lo spessore dell’articolo sarebbe il caso di correggere un pochino l’italiano ^^;
Paola
28 dicembre 2011
Io non ho capito da dove hai preso i pezzi che hai citato, perché della rivoluzione Islandese ne hanno parlato in molti nei termini corretti che tu stesso hai elencato, forse dovresti specificare chi ha detto e dove delle assurdità (magari l’hai detto ma sono con un PC anteguerra e non riesco a risalire) perché dal titolo che hai messo pare che in Islanda nulla sia successo (che possa accadere anche in Italia) invece non è così (come tu stesso hai sottolineato).
Paola
Paola
28 dicembre 2011
Ok, trovati i pezzi che riportano soprattutto al “fatto quotidiano” che però ha pubblicato anche questo articolo.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/04/voglio-meno-avetrana-e-piu-rivoluzione-islandese/149795/
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EDIT mazzetta: si parlava di personaggi, non di testate. In questo caso l’articolo è dedicato a: “Nel libro “Siamo in guerra”Grillo e Casaleggio spiegano le notizie su intrecci tra banche, affari e politica. Notizia che molto spesso restano blindate. Ma per fortuna c’è la Rete”
Grillo e Casaleggio farebbero meglio a spiegare da che pulpito parlano e come mai sono anni che cavalcano qualsiasi robaccia pur che faccia audience presso i fan
sydbarrett76
28 dicembre 2011
anche tu hai traslocato qui? un saluto, maz, ci si becca
subecumene
28 dicembre 2011
Per ragioni insite nei rapporti di forza tra i paesi finanziatori l’FMI ha sempre funzionato sulla tacita intesa che alla guida ci fosse un direttore europeo, ma che alle sue dipendenze avesse quadri tecnici principalmente americani. Per questo l’FMI è sempre stato portatore della visione USA, e per questo negli anni 80 e 90 l’FMI dette il massimo impulso ai cosiddetti prestiti con “condizionalità”. Ossia, al paese che richiedeva il finanziamento — almeno se era un paese del terzo mondo — non venivano chieste solo serie garanzie per la restituzione del prestito, come fa ogni banca. L’FMI si arrogava anche il diritto di richiedere riforme che portassero al miglior modello possibile — secondo loro — di sviluppo, il che significava in concreto privatizzazioni e liberalizzazioni a oltranza, e dunque smantellamento del settore pubblico anche in quei paesi che avevano un disperato bisogno di un sistema sanitario e di pubblica istruzione. I risultati furono così magri che l’FMI in anni recenti ha attraversato una crisi di credibilità che lo ha portato assai vicino allo scioglimento. Lo stesso è accaduto per la Banca Mondiale. Ma invece dello scioglimento si decise di promuovere una revisione delle sue politiche, e lo stesso accadde alla Banca Mondiale. Mentre però oggi la Banca Mondiale è un’istituzione quasi benemerita, l’FMI è ben lungi dall’essere perfetto, benché abbia fatto molti passi in avanti. In ogni caso non è più l’istituzione finanziaria “criminale” di un tempo, e le scomuniche del giornalismo trash di cui si fa menzione in questo post sul caso Islanda hanno un sapore stantio e datato.
Naturalmente è troppo bello far credere alla gente che ci sono soluzioni facili e a portata di mano anche ai problemi più complicati se solo ci liberiamo dei babau come l’FMI, e se un po’ di disinformazione come quella del “default islandese” serve la causa del giornalismo trash perché non ricorrervi?
mazzetta
28 dicembre 2011
@Don: “se il messaggio è che gli interventi strutturali del FMI sono diventati improvvisamente una cosa buona (o quanto meno un male necessario), che anche in Italia bisognerebbe stare zitti e pagare accettando le riforme e le politiche del governo Monti, e che ogni discorso che propone il rifiuto di pagare del debito è di per sé una trovata complottistico-paranoica di qualche riciclato di Terza Posizione”
No che non si tratta di questo, non è certo un’apologia del FMI, semmai è un’apologia della rivoluzione islandese.
Per quel che riguarda invece la nazionalizzazione, la banca Glitnir è stata nazionalizzata, mentre Landsbanki è stata affidata alla gestione pubblica dopo l’evidente fallimento. Non è formalmente nazionalizzata, ma è gestita ormai dall’autorità pubblica e la proprietà privata è stata del tutto estromessa, ancora non è chiaro se le sue azioni saranno rimesse sul mercato o se sarà nazionalizzata anche formalmente
Argonauta Catartico
28 dicembre 2011
le bufale blu made in italy.
Alberto
28 dicembre 2011
Articolo completamente inesatto e dattiloscritto dall’ignoranza caratteristica di fonti d’informazione quali wikipedia o comunque da bar.
L’islanda pagherà il suo debito? Ma cosa vuol dire? Ma chi parla così? Un complottista? Minzolini?
Chi è la Signora Islanda che deve pagare il debito? Una donna di mezza età che con la borsetta va di casa in casa a saldare i debiti?
Lo stato pagherà eccome, i cittadini anche di più, le banche l’hanno fatta sporca. Hanno dato la possibilità di rinegoziare il debito a una cifra irrisoria, chi non avrebbe accettato avrebbe visto i suoi titoli convertiti 1 azione = 1 cent.
Si chiama moratoria e vuol dire che un soggetto economico non paga. Quindi non l’Islanda, ma banche islandesi non pagheranno.
E’ con questi discorsi da economisti da bar che poi la gente va al seguito del primo genio berlusconioniano che passa.
mazzetta
28 dicembre 2011
@Alberto mi pare proprio di aver spiegato che gli islandesi pagheranno eccome, forse leggere con più calma aiuterebbe ad evitare commenti del genere
marianna grani
28 dicembre 2011
il FMI non ha imposto il suo diktat a “dittatori africani” quanto, spesso, ha imposto le ricette di austerità a democrazie non abbastanza solide o, peggio, ci sono stati colpi di stato dichiaratamente pilotati che hanno sovvertito deboli democrazie in virtù di dittature (si veda il caso Allende, al pari del caso Samora Machel in Mozambico).
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EDIT mazzetta: la storia del FMI è lunga e si possono riconoscere almeno 3 fasi. Nella prima, con pochi paesi associati, era sicuramente uno strumento schierato nella lotta al comunismo. Nella seconda, dopo la dissoluzione dell’URSS e l’adesione di molti paesi, divenne veicolo delle teorie neoliberiste. Nella terza, dopo il fallimento in serie di queste politiche in molti paesi e l’arrivo della grande crisi, è diventato strumento più propriamente dedicato a tamponare le falle dell’economia globalizzata. Con il mutare di associati e contribuenti, per non dire delle condizioni nelle quali è stato chiamato ad operare, anche la politica e la natura del FMI sono variate di conseguenza
uitko
28 dicembre 2011
applausi.
grazie maz, questo pezzo ha del clamoroso.
Sono allibito, più cche dalla tua precisione, dalla inutilità del giornalismo italico.
Grazie ancora
Alex
28 dicembre 2011
viva la verità.
Heaven
28 dicembre 2011
Io non ho visto fonti italiane che dicevano che l’islanda si è levata dal debito: ho visto solo video stranieri e uno islandese. C’è cmq una grossa differenza tra come si è mossa l’islanda e l’italia, che ha accettato tutto a testa bassa. In ogni caso, leggetevi Giacinto Auriti, i vostri tentativi di farci accettare questo debito sono inutili.
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EDIT mazzetta: come no, Auriti e le palle sul signoraggio con le quali volenterosi spammatori ci ammorbano da anni A proposito di bufalaccce questa non poteva mancare
r
28 dicembre 2011
http://www.counterpunch.org/2011/11/14/vulture-funds-gorge-on-stricken-economies/
counterpuch dice che gli islandesi sono finiti, stop, sono in mano ai fondi avvoltoio
Don Cave
28 dicembre 2011
@Mazzetta
Penso che in Islanda non ci sia stata nessuna “rivoluzione”. Ci sono state manifestazioni di piazza che hanno fatto cadere un governo, c’è stata una riscrittura partecipata della Costituzione e c’è stato un referendum contro il rimborso degli investitori per la questione Icesave (che tra l’altro, se non interpreto male gli articoli che ho letto, è tutto salvo che un risultato acquisito: sulla questione si dovrà infatti pronunciare la Corte dell’EFTA – Associazione Europea per il Libero Scambio). Ora, queste sono tutte cose bellissime e importanti, tanto più che sono partite da una mobilitazione di massa della gente comune. Ma parlare di rivoluzione, una volta considerati tutti gli aspetti della questione, mi sembra in tutta sincerità una mistificazione.
Tanto per cominciare, l’intervento del FMI, che qui viene presentato come indolore, se non addirittura necessario e positivo (in particolare dai liberisti e “conservatori fiscali” di Phastidio), ha significato tagli al welfare sociale per il 7% e alla spesa pubblica per il 20%. L’Islanda sta affrontando, come tutti i paesi che hanno subito le ricette più o meno drastiche del FMI, disoccupazione e peggioramento della qualità dei servizi pubblici e dell’assistenza sanitaria. Che poi gli effetti di tutto questo sull’Islanda, paese capitalista con una solida rete di welfare, siano meno devastanti di quelli che le politiche del FMI hanno avuto su altri paesi, è un dato di fatto; ma non significa affatto, di pere sé, che il FMI improvvisamente sia diventato più “attento” o che ci sia stata una rivoluzione…
Giusto per restare in tema: un altro paese del Vecchio Continente ha subito di recente le ricette del FMI, ed è la Lettonia. Lì la cura da cavallo imposta dalle istituzioni del grande capitale ha significato aumento spaventoso della disoccupazione ed emigrazione di massa dal paese. Alla faccia dei “miglioramenti” nelle politiche del FMI.
E veniamo infine all’aspetto più strettamente politico della vicenda islandese: il governo, sostenuto da Socialdemocratici e Verdi, era a favore del pagamento dei debiti di Icesave, e si è ovviamente prostrato alle condizioni dettate dal FMI. Anche se ci piace tanto raccontarci la storiella della “rivoluzione riuscita” c’è il serio rischio che questa linea finisca per punire la coalizione di centrosinistra sul lungo termine, magari facendo emergere – come spesso succede in casi del genere – una forza di destra che raccoglie in forma populistica il malcontento dei delusi (i Verdi hanno subito un fortissimo contraccolpo a livello di consensi, tanto per chiarire quanto poco remota sia una possibilità del genere…).
Infine, due parole sul carattere “di destra” o “di sinistra” del rifiuto del pagamento del debito. Ho l’abitudine di presupporre sempre la buona fede nel prossimo, però ti faccio notare che appiattire una rivendicazione del genere sulle bufale dei complottisti rossobruni significa fare – in buona o in cattiva fede, consapevolmente o meno – della propaganda. In Italia esiste una piattaforma che pone al centro del programma il rifiuto del pagamento del debito, e che raccoglie, assieme ad una parte della FIOM, le principali sigle della sinistra anticapitalista (Sinistra Critica, PCL ecc.). Complottisti criptofascisti anche loro? :-)
mazzetta
28 dicembre 2011
@ Don:
“Ci sono state manifestazioni di piazza che hanno fatto cadere un governo, c’è stata una riscrittura partecipata della Costituzione”
Questa in genere si chiama rivoluzione, non sarà una rivoluzione comunista, ma è una rivoluzione senza dubbio.
Eviterei poi di parlare di destra e sinistra nel caso dell’Islanda, sono in 300.000 e il caso islandese non è paragonabile con altro in giro per il mondo
Quanto al FMI, non mi pare di aver espresso giudizi lusinghieri, anche perché non ne vedrei il motivo, così come non mi pare di aver attaccato chi chiede una rinegoziazione del debito o di aver affibbiato all’ingrosso etichette di criptofascimo.
Ho semplicemente cercato di ricondurre alla realtà la discussione sulla rivoluzione islandese, ammorbata da quanti diffondono informazioni false per i più svariati motivi, non ultimo l’incompetenza.
Chiamare in causa destra e sinistra non significa indicare i “rossobruni”, che come sai non ho nessuna difficoltà a nominare quando ritengo sia il caso, ma semplicemente far notare come questo impazzimento sulla questione del debito islandese sia bipartisan.
Poi, sinceramente, non m’interessano patenti di purezza ideologica e preferirei che si evitasse di cavare da quello che scrivo cose che non ho mai affermato, ognuno ha la sua formazione e legge quel che legge attraverso le proprie lenti, ma questo pezzo vuole affermare solo quello che c’è scritto e cioè che la storia dell’Islanda che ha rifiutato di pagare il debito è una favola.
Tra l’altro su FMI & crisi. ho scritto in passato pipponi abbondamente critici e discretamente in anticipo sulla folla degli economisti allo sbaraglio, capirai che viva con fastidio questo genere d’approccio ;)
nemesisdesign2
28 dicembre 2011
Titolo dell’articolo fuorviante. Sembra che tutte le notizie girate in italiano siano delle bufale. E’ ovvio che ci sono molte persone che non leggono gli articoli per intero e diffondono voci sbagliate per il semplice fatto che non c’hanno capito un granchè.
SignorFreedom
28 dicembre 2011
allora, i tuoi presunti link sottolineati a me sembra che non siano fonti proprio di un bel niente..
il primo è un documento in inglese che nella sua “accurata” analisi tralascia completamente la questione del referendum, e quindi dei 5 MILIARDI di euro che gli islandesi hanno deciso di non pagare come rimborso dei fallimenti degli investitori esteri (Onghilterra e Olanda).. per cui è una fonte tendenziosa e parziale che volutamente non offre un quadro così completo e condivisibile come credi, in quanto le due questioni “PRESTITO FMI” e “REFERENDUM” si equivalgono totalmente, dato che le due somme in ballo (poco piu di 5 miliardi) sono pressoché le stesse (lo si apprende dalle tue “fonti”) QUINDI –> fatto sta che gli islandesi, 360.000 anime, si sono opposti con forza e rifiutati di pagare una cifra ASTRONOMICA per il loro assetto, una cifra PARI a quella che il fraudolento FMI ha IMPOSTO agli islandesi col PRETESTO di salvare il paese, quando sappiamo bene tutti (spero) che il FMI è un’organizzazione USURAIA che IMPONE modifiche strutturali e liberalizzazioni in cambio dei PRESTITI FORZATI che OVVIAMENTE NESSUN CITTADINO DI ALCUN PAESE, avveduto e informato, ACCETTEREBBE MAI
sappiamo tutti quanto sia difficile opporsi a questo sistema monetario in continua evoluzione (o INVOLUZIONE) in cui i provvedimenti vengono presi 24 ore su 24 destinando il popolo inconsapevole sulla via per il degrado e per l’instabilità, storiche armi di sottomissione.. anche noi da un giorno all’altro potremmo tranquillamente trovarci con il PRESTITO DI 600 MILIARDI GIA PRONTO E MESSO DA PARTE che il FMI ha concordato con il nostro nuovo governo di tecnocrati; quindi a rigor di logica quando NOI riusciremo a svincolarci da un debito illegittimo di ALMENO 600 MILIARDI di euro (cifra considerata dal FMI sufficiente a ristabilizzare il paese) ALLORA potremo dire che in ISLANDA non è successo nulla di speciale!
il tuo secondo e terzo link sono un articolo del fatto quotidiano che non mi sembra idoneo come fonte si SMENTITA, dato che NON SMENTISCE: ripeto, gli islandesi con quel referendum si rifiutarono di pagare una somma PARI al prestito IMPOSTO del Fondo Monetario, di fatto impegnandosi (data la mole della cifra) a non ricapitalizzare le banche anche se poi non certo per colpa degli islandesi questi organi un modo lo trovano per ri-spuntare fuori come funghi, sappiamo come sono fatti, non biasimiamo NOI o i MITICI ISLANDESI, cristo santo
il tuo terzo link è una ripicca, non so.. contro uno che parla anche scie chimiche, che tra l’altro esistono e bisogna essere illusi, inconsapevoli o scemi per non prendere il tema in considerazione.. ora non ho letto tutto l’articolo della pagina linkata, ma non credo che serva per capire che l’hai buttata lì in maniera alquanto personale e superficiale
insomma se vogliamo fare davvero informazione facciamola, in islanda si sono rifiutati di pagare praticamente 100 euro a persona per 15 anni e stiamo a sbufalizzare anche ciò che di FONDAMENTALE NON VA SBUFALIZZATO, ossia che, ripeto, HANNO AGITO COME SE NOI ITALIANI AVESSIMO RIFIUTATO DI PAGARE UN DEBITO DI 600 MILIARDI DI EURO
riflettiamoci su
mazzetta
28 dicembre 2011
@Freedom
il primo è un’analisi dell’intervento del FMI e serve a dimostrarne la sua esistenza. Il debito estero islandese era di circa 50 miliardi euro a fronte di un PIL annuale di circa 8
quanto agli altri link, tra i quali quello che citi da Il Fatto, sono per indicare esempi di gente che ha diffuso la bufala, non il contrario. Di personale non ho nulla con nessuno, sono solo abbastanza intollerante con chi proclama al popolo di detenere la verità e poi racconta baggianate, come in questo caso
usa meno il maiuscolo e dedica più tempo a leggere quello che hai già deciso preventivamente di criticare, interventi del genere non servono a nessuno, nemmeno a te
SignorFreedom
28 dicembre 2011
ho detto cose attestate che TU non hai detto, tantomeno in questa tua risposta superficiale che non aggiunge nulla.. che poi il lettore agisca di conseguenza; passare il resto del tempo a sminuire e minimizzare gli immani sforzi degli islandesi, demolendo la causa e ostacolando una più che necessaria coesione sociale, o dire semplicemente le cose come stanno e comunque dare forza e significato ANCHE e direi SOPRATTUTTO all’EFFETTIVO ed ATTESTATO moto rivoluzionario popolare avvenuto in Islanda, cosa che in Italia non se n’è ancora vista neanche l’ombra.. credo che questo tuo articolo sia una sbufalizzazione con conseguente ribufalizzazione, una perdita di tempo, sarebbe stato condivisibile se avessi fatto meno il ragazzino
Don Cave
28 dicembre 2011
@ Mazzetta
Io infatti non parlo di “rivoluzione comunista” ma di “rivoluzione” tout court. Se le parole hanno un significato, è giusto usarle di conseguenza; una rivoluzione implica il rovesciamento di un ordine politico, sociale o economico con l’instaurazione di un ordine su basi nuove, ossia con l’emergenza di un nuovo soggetto politico, di una nuova stratificazione sociale, di un diverso sistema economico. In Tunisia e in Egitto sono accadute delle rivoluzioni: dittatori al potere da decenni rovesciati da mobilitazioni di massa, e l’immediata indizione di libere elezioni con partiti e soggetti politici banditi (o inesistenti, o perseguitati, o clandestini) fino al giorno prima. Ma in Islanda mi sembra che al massimo si possa parlare di “riforme” indotte da mobilitazioni di massa.
Oltre tutto, il referendum che esprimeva il rifiuto di pagare i debiti di Icesave era tutto salvo che qualcosa di acquisito o definitivo: c’era il ricorso dei creditori alla Corte dell’EFTA, che avrebbe implicato il governo islandese in un processo lungo e costoso. Adesso pare che le acque si siano calmate perché c’è stata una ricapitalizzazione delle banche, che tra un po’ saranno nelle condizioni di risarcire in prima persona e che probabilmente saranno rimesse sul mercato (alla faccia della nazionalizzazione): http://www.finanzalive.com/flash-news/islanda-governo-prova-rinascere-sistema-bancario/
Sulla questione FMI: proprio perché non mi sembri affatto un paladino di istituzioni come il Fondo Monetario, mi ha parecchio stupito la tua uscita sui “dittatori africani e sudamericani”. Che questa semplificazione non abbia nulla di vero, che gli adeguamenti strutturali chiesti dal FMI fossero tutto salvo che “innocenti” e che molti dei governi cui venivano elargiti fossero tutto salvo che repubbliche delle banane condotte da dittatori pittoreschi, immagino tu la sappia meglio di me, anche solo per il fatto di essertici confrontato prima con certi argomenti… dunque perché dire una cosa del genere? Ripeto: non ti sto imputando una cattiva fede, ma noto una certa leggerezza che in una voce “autorevole” e seguita come la tua stona parecchio…
Sulla questione debito: io non sto qui ad elargire patenti di purezza ideologica. Mi limito a porre una questione: secondo te *ogni* rivendicazione sul rifiuto di pagare il debito è automaticamente resa risibile dalle bufale che sono circolate riguardo alla questione islandese? Il messaggio che traspare dal tuo articolo e dai tuoi commenti successivi sembra essere proprio questo, a prescindere dalle tue intenzioni. Quindi ti faccio una domanda: a prescindere dall’Islanda e dai miti che circolano su di essa (incluso quello della “rivoluzione vittoriosa” che anche tu sembri sposare in pieno), pensi che, in generale, *ogni* rivendicazione sul non pagamento del debito sia, in quanto tale, una buffonata?
mazzetta
28 dicembre 2011
“una rivoluzione implica il rovesciamento di un ordine politico, sociale o economico con l’instaurazione di un ordine su basi nuove”
una rivoluzione è una rivolta popolare che cambia un assetto di potere in maniera non prevista dalle sue procedure e in contrasto con il governo in carica
e questo è successo, il governo è caduto su pressione popolare e il cambio della costituzione ha cancellato il vecchio ordine costituzionale in favore di uno nuovo. Se per il dizionario la rivoluzione è: Rovesciamento radicale di un ordine politico-istituzionale costituito, in Islanda c’è stata una rivoluzione
ovviamente una rivoluzione in un paese democratico come l’Islanda sembra meno rivoluzione del rovesciamento di un re o di un tiranno, ma così non è, gli islandesi hanno cambiato molto e -attenzione- da nessuna parte ho scritto “vittoriosa” e nemmeno ho sposato nulla, sono altri quelli che sposano. Mi pare di aver detto chiaramente che comunque quello che è avvenuto in Islanda non sia esempio imitabile, quanto piuttosto una presa di coscienza e di responsabilità auspicabile anche altrove
quanto alle rivendicazioni sul non pagamento del debito le ritengo più che legittime per i paesi colonizzati economicamente, quanto ridicole per le maggiori economie mondiali. Forse qualcuno non lo ha ancora capito, ma il FMI siamo noi.
sarebbe ora che tutti lo avessero in mente prima di dipingere sempre e comunque il nostro paese come vittima, abbiamo responsabilità gravissime, abbiamo sputtanato l’incredibile e siamo tra i paesi più corrotti al mondo. Un rifiuto da parte dell’italia di onorare i suoi debiti con l’estero (che non ce n’è bisogno) sarebbe solo l’ennesima buffonata da parte di un paese di buffoni privi di qualsiasi senso di responsabilità e memoria storica
oltre a essere una catastrofe prima di tutto per la povera gente, perché gli altri la fame non la faranno mai
giovanni
29 dicembre 2011
“abbiamo responsabilità gravissime, abbiamo sputtanato l’incredibile e siamo tra i paesi più corrotti al mondo…Un rifiuto da parte dell’italia di onorare i suoi debiti con l’estero (che non ce n’è bisogno) sarebbe solo l’ennesima buffonata da parte di un paese di buffoni privi di qualsiasi senso di responsabilità e memoria storica”
Mazzetta, per favore, le prediche sulla corruzione lasciale fare ai preti, l’economia della morale, e ancor più del senso di responsabilità, se ne frega. Ti documenti tanto bene, poi tiri fuori argomenti farlocchi del genere….
Carmelo
28 dicembre 2011
Quest’articoletto sull’internazionale raccontava discretamente la storia dell’Islanda: http://www.internazionale.it/opinioni/manuel-castells/2011/10/16/la-soluzione-islandese/
” Le tre banche principali sono state nazionalizzate e ristrutturate. I risparmi dei cittadini sono stati protetti dal governo. Ma la decisione su cosa fare con i debiti contratti con gli investimenti speculativi degli stranieri è stata sottoposta a referendum.”
E il referendum è stato rispettato (al contrario di quanto succederebbe in Italia, nella lontana ipotesi che uno scenario simile fosse possibile).
Sembra quasi che il governo, lo Stato sia sempre rimasto dalla parte dei cittadini islandesi (probabilmente hanno una coscienza civica che in italia non avremo nemmeno fra 200 anni).
Dunque se l’Islanda abbia pagato o meno il debito pubblico, secondo me, poco importa; per il semplice fatto che questo debito potrebbe definirsi ‘leggitimo’ per lo stato/cittadini islandese/i – decisamente più onesti e corretti dei cittadini italiani.
Mentre si sono opposti a pagare i debiti contratti con gli investimenti speculativi nei confronti dei privati (icesave).
In Italia non penso si possa fare lo stesso paragone poichè la classe politica e i poteri forti che governano il nostro paese (volutamente in minuscolo), sono composti da gente disonesta. Ed il debito (cosiddetto pubblico) puzza molto di affari illleciti, speculazioni, corruzione, evasione fiscale, accordi con privati e chi più ne ha più ne metta.
uitko
28 dicembre 2011
Ma quindi non ho capito bene.
Tutta la questione è che gli islandesi si sono rifiutati di pagare il debito con l’estero di una banca privata. Cosa sensata direi, ma scommetto che se i debitori fossero stati islandesi non l’avrebbero presa così alla leggera.
In poche parole si sono rifiutati di fare ciò che ha fatto il governo USA con la…come cavolo si chiama? Goldman Sacs?
Probabilmente perchè c’era in ballo la stabilità di mezza economia nordamericana.
Ad ogni modo mi sembra che molti abbiano travisato il senso dell’articolo. In effetti su alcuni siti di sinistra gira la voce di “fare come l’islanda”, ma mazzetta precisa che gli isolani pagheranno il debito con il fondo monetario, e si sono banalmente rifiutati di pagare i debiti di investitori (spericolati, visti gli interessi) inglesi.
Le due cosa davvero significative mi sembrano i processi ai banchieri e la modifica della costituzione.
Anche se mi sembrano due vittorie di retroguardia, visto che qui la vera questione è scardinare un sistema finanziario basato su debiti e speculazioni. No?
Don Cave
28 dicembre 2011
@ Mazzetta
Esattamente come *non* è vero che l’Islanda ha “rifiutato di pagare il debito sovrano”, allo stesso modo *non* è vero che l’Islanda possiede “una nuova Costituzione”. L’autoproclamata Assemblea Costituente ha semplicemente formulato una bozza di riforma costituzionale che dovrà essere vagliata da una commissione parlamentare e in seguito sottoposta ad un referendum prima delle elezioni presidenziali a metà 2012: http://www.voxeu.org/index.php?q=node/7090
Insomma: mi pare che ad essere in ballo sia una *riforma costituzionale* (per quanto radicale) che anziché passare attraverso l’iter parlamentare viene proposta da un gruppo di cittadini autoconvocati. La presunta “radicalità” della riforma, tra l’altro, mi sembra essere del tutto relativa: intanto (dettaglio secondario) ribadisce lo ius sanguinis per quanto concerne il diritto di cittadinanza; e poi (dato più rilevante) non tocca affatto l’assetto istituzionale del paese, ossia la prima cosa che viene di solito sconvolta in seguito ad una rivoluzione; l’Islanda resta una Repubblica Parlamentare con una divisione dei poteri “classica” fra l’Althingi (Parlamento, potere legislativo), il Presidente e il governo (potere esecutivo) e la Corte Suprema (potere giudiziario).
Baso queste considerazioni su una lettura sommaria, per cui ovviamente se qualcuno ha tempo e voglia di fare una lettura più approfondita e trova elementi che smentiscono quanto ho detto, riporto di seguito i link:
costituzione islandese attualmente in vigore: http://www.government.is/constitution/
bozza di riforma costituzionale: http://stjornarskrarfelagid.is/wp-content/uploads/2011/09/Iceland_New_Constitutional_Bill.pdf
In ogni caso, se questo è il modello per le rivoluzioni del futuro – ossia se delle riforme popolari che si limitano ad introdurre nella Costituzione di un paese delle regole più ferree o dei principi più “giusti”, diventano “rivoluzioni”… beh, stiamo freschi.
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Mazzetta dixit: “il FMI siamo noi”.
Su twitter mi sono permesso di fare dell’ironia su questa frase: il FMI “siamo noi” esattamente come lo Stato borghese basato sulla democrazia parlamentare rappresentativa “siamo noi”… anzi, pure meno se si considera che i meccanismi interni a quell’istituzione sovranazionale sono quanto di meno democratico, trasparente e aperto si possa immaginare. Almeno il Parlamento italiano è nominato sulla base di libere elezioni…
Sono precisamente uscite di questo genere a creare ambiguità secondo me piuttosto scivolose. Insomma, per parlare chiaro: stiamo facendo un discorso che mira a mettere in discussione il sistema economico sociale in cui viviamo – che, per inciso, produce crisi periodiche e sfruttamento e sta mostrando ora tutti i suoi limiti – oppure siamo dell’idea che sia possibile riformarlo, migliorarlo, emendarlo, magari facendo leva sulle istituzioni esistenti tipo governi e istituzioni sovranazionali?
Io francamente non capisco come si possa oggi sostenere la seconda opzione; e ancor meno capisco chi negli anni dei movimenti anti-globalizzazione urlava a squarciagola contro le politiche del FMI, mentre oggi rifiuta anche solo di prendere in considerazione l’ipotesi di un’uscita dal capitalismo. Anzi, ad essere sinceri in parte lo capisco: l’idea di vivere una rivoluzione in casa nostra (che non sia ovviamente una pseudorivoluzione “arancione” o “islandese”, rigorosamente “pacifica” e interclassista) fa paura; meglio quindi sostenere il governo Monti a patto che “colpisca i ricchi” (Vendola), sostenere il governo Monti anche se colpisce pure i poveri (PD), oppure dire che, in fondo in fondo, “il FMI siamo noi”.
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Vorrei che mi spiegassi in parole semplici perché il rifiuto di pagare il debito, tanto plausibile per un’economia “colonizzata”, è invece tanto ridicolo per un’economia avanzata. Forse che i creditori non sono gli stessi? Forse che nei paesi democratici dell’Occidente non esistono élite politiche corrotte? Forse che le imprese multinazionali che si fiondano a rastrellare profitti spolpando i cadaveri di qualche stato africano, asiatico e sudamericano non sono le stesse in prima fila per le privatizzazioni che ci aspettano di qui a qualche mese?
Secondo il tuo ragionamento, la Grecia è tenuta a pagare fino all’ultimo centesimo del suo debito pubblico – detenuto in larga parte da istituti bancari dell’Europa continentale – costi quel che costi. Secondo il tuo ragionamento, gli sperperi messi in atto dai governi sono responsabilità della gente comune che ora pagherà sulla propria pelle le conseguenze di questo strozzinaggio globale. Secondo il tuo ragionamento, i tagli draconiani al settore pubblico, la svendita del patrimonio nazionale, le privatizzazioni nei settori chiave sono mali inevitabili…
… e tutto questo perché? Forse perché la Grecia non è un paese con un’economia “colonizzata”…? Anche qui, ci sarebbe parecchio da discutere su che cosa sia un’economia colonizzata… per come la vedo io, se sei in debito con istituti di credito che per essere risarciti possono importi l’accettazione di ulteriori prestiti da un’istituzione sovranazionale che vincola il prestito all’applicazione di misure di adeguamento strutturale, sei “colonizzato” eccome…
Quindi, se non si riconosce alcuna legittimità al creditore – un istituto bancario che si mette sotto i tacchi un’intera economia nazionale per i garantire i suoi interessi – il debito diventa per ciò stesso illegittimo, per come la vedo io. Perché è vero, il default sarà, comunque vada, un evento catastrofico… ma pagare i debiti seguendo con coscienza le ricette del governo Monti a cosa porterà? All’armonia e alla pace sociale?
pedrilla
28 dicembre 2011
Gran bell’articolo. Sono d’accordo con te che l’idea di non pagare il debito per le economie avanzate e` una boiata anche solo per ragioni pratiche. Il debito italiano (per esempio) non e` come il mutuo di una persona che se riesce a non pagarlo senza conseguense si e` intascato i soldi e sta bene cosi`. L’Italia ha debito in scadenza ogni 3 mesi almeno e ogni 3 mesi ne emette dell’altro. Siccome siamo in decifit questo debito viene usato per pagare i costi dello stato (TUTTI). Se non si pagasse una tranche del debito, nessuno ci presterebbe piu` soldi e a quel punto lo stato italiano non avrebbe piu` liquidita` per il suo normale funzionamento. A questo punto non credo che il welfare state se ne avvantaggerebbe un gran che , e nemmeno chi ha un lavoro statale…
mazzetta
28 dicembre 2011
@Don
” stiamo facendo un discorso che mira a mettere in discussione il sistema economico sociale in cui viviamo”
no, stiamo parlando di come hanno raccontato quello che è successo in Islanda. Un discorso del genere non è in agenda e sarà meglio che tutti se ne rendano conto prima possibile
il discorso di “un altro mondo è possibile” non è passato da nessuna parte e pur se resta possibile un altro mondo, bisogna relazionarsi con quello che c’è e non con quello che vorremmo che ci fosse
nel mondo che abbiamo non si parla neppure di una riforma della finanza all’interno dello stesso quadro capitalista, che pure tutti hanno auspicato, i maggiori cantori del capitalismo per primi
nel mondo che abbiamo valgono i rapporti di forza e se i cittadini non sono capaci di costituirsi forza “rivoluzionaria” e aggregare consenso intorno ad assetti alternativi, è perfettamente inutile illudersi di volare alto
FMI, BCE e altro ancora, sono strumenti la cui operatività abbiamo legittimato a grande maggioranza, anche se a volte tacita e poco consapevole, per questo siamo noi, che quando il FMI flagellava i paesi più sfortunati non ce ne siamo nemmeno accorti
tanto più che “noi” non siamo nemmeno capaci di toglierci di torno gli Scilipoti, figurarsi la fallimentare elite che è una piaga per questo paese, se a molti sembrano addirittura plausibili le storie di Grillo & Casaleggio
p.s
“Secondo il tuo ragionamento, i tagli draconiani al settore pubblico, la svendita del patrimonio nazionale, le privatizzazioni nei settori chiave sono mali inevitabili…”
Direi proprio di no, ho ribadito più volte che nulla di tutto questo è necessario e che questa crisi sia usata a pretesto per far passare provvedimenti di segno contrario a quelli che sarebbero necessari
che per inciso sarebbero quelli intesi a correggere lo squilibrio nella distribuzione della ricchezza e a consolidare welfare e diritti
antibildemberg
28 dicembre 2011
caro mazzetta, chiunque tu sia e quali banche tirano i tuoi fili, non lo so…
ai lettori propomgo una punto di vista diverso da quelli imposti dalle banche ai propri schiavi:
http://capubianco.wordpress.com/2011/12/19/la-rivoluzione-silenziosa-dellislanda/
meditate gente meditate… e diffidate dai collusi……………
Don Cave
28 dicembre 2011
@ Mazzetta
Essere realisti è un conto, fare Realpolitik è tutto un altro paio di maniche.
Se mi si dice che oggi manca una forza rivoluzionaria sono ovviamente d’accordo; ma se si liquida la rivendicazione sul non pagamento debito come una baggianata, si va a colpire in modo indiscriminato un polo di discussione che può forse, in prospettiva, contribuire a crearla questa forza rivoluzionaria. Perché il rifiuto di pagare il debito, se collegato ad altre rivendicazioni radicali, *configura* una prospettiva rivoluzionaria.
Sarebbe più onesto dire, in questi casi: io non voglio una rivoluzione perché penso che il capitalismo sia riformabile dall’interno e che questo deve essere, oggi, lo scopo delle forze di sinistra. Quindi (lo dico provocatoriamente) tutti a votare l’asse PD-SEL-IDV alle prossime elezioni. Ovviamente non è questa la mia prospettiva; e, tanto per chiarire, dentro il comitato No Debito ci faccio convintamente attività politica.
Dato poi che ti sei sbilanciato sulla non necessità dei tagli e delle privatizzazioni, vorrei che mi dicessi come dovremmo pagarlo, allora, questo benedetto debito. In Islanda l’hanno onorato appunto… con i tagli alla spesa e allo stato sociale. E le banche ricapitalizzate verranno probabilmente rimesse sul mercato prima o poi. Che io sappia, di fronte ai colossi del capitalismo internazionale non ci sono troppe alternative… ma magari sono io male informato.
Come vedi tu stesso, comunque, la questione va ben al di là di “quello che si dice” sull’Islanda. Quello che si dice sull’Islanda, lo si dice in funzione di una qualche idea su quello che dovrebbe succedere *qui*. Altrimenti non ne parleremmo affatto.
Margaret Lucova
28 dicembre 2011
Be fosse anche che si sono opposti solo (si fa per dire!) al debito privato, e vi pare poco??! avremmo comunque da imparare qualcosa! Noi facciamo le bufale… e loro se le mangiano! L’Italia è un popolo di pecore, egregio sig. Mazzetta, ma non è detto però che le pecore siano tutte cretine..!! Un giornalista serio, a mio avviso, deve informare e basta, senza esprimere giudizi sui propri lettori… altrimenti perde credibilità lui stesso! Personalmente, il suo articolo non mi piace.
pedrilla
28 dicembre 2011
@ don
Ma non e` che il debito lo devi ripagare come fosse un mutuo. Uno stato ripaga e riemette continuamente a ciclo continuo. Puoi tenerti questa quantita` di debito all’infinito pagando le tranche e rifacendone senza problemi. Se poi in questo tempo non aumenti la massa del debito in termini assoluti ma aumenti il pil per esempio, succede che l’incidenza del debito diventa minore, in termini reali e` come se lo stessi diminuendo.
Fare i tagli e` una cosa controproducente perche` come infatti sta succedendo si va in recessione per cui lo stato incassa ancora meno. Quello che dovrebbero fare per diminuire l’incidenza del debito non e` in questa fase spendere meno ma spendere meglio (anche di piu` forse ma sicuramente meglio) in modo da dare ossigeno all’economia.
BEL
12 marzo 2012
Aumentare il PIL è oggi oggettivamente impossibile in una società avanzata come la nostra, senza procurare dei danni. Il debito se continua così lo finiamo di pagare tra mille anni a suon di tasse, ma si spera succeda qualcosa prima! Moralmente sarei per pagarlo, anche se questi sono proprio i peggiori strozzini della storia… Ci vorrebbe un economista mistico per prevedere cosa potrebbe succedere se l’Italia cancellasse tutti i debiti con l’estero con un referendum popolare! Comunque il capitalismo si può decisamente correggere facendo un discorsetto pacifico con i padroni del mondo, dicendogli che sarebbe il caso di tirar fuori qualcosa di decente da questo genere umano piuttosto che fare i coglioncelli… Ma poi, come diceva Keynes, se avete qualche idea migliore del capitalismo che funzioni nella realtà, fatevi avanti!! Aspettiamo solo voi!