La logica à la carte ha fatto flop
Nel difendere il famigerato Lodo Alfano, Ghedini dice che la legge è uguale per tutti, ma che non necessariamente lo è la sua applicazione. Poi cita le aggravanti soggettive che aumentano la pena, quando a commettere il reato è un funzionario pubblico, come un poliziotto o un carabiniere. Vien da pensare che la condotta di Berlusconi dovrebbe quindi essere giudicata con maggiore rigore e severità, la legge punisce più severamente quei funzionari che dovrebbero essere esempio di rettitudine, se sgarrano. Altro che sospensione dei processi, semmai per direttissima a lavare subito via qualsiasi sospetto.
Gaetano Pecorella invece ha sostenuto che il Presdelcons è “primus super pares”, cioè superiore agli altri, perché è stato eletto dal popolo.
Seguendo la logica malata per la quale il Presdelcons è al di sopra della legge perchè riceve la carica dal voto del popolo, il Lodo Alfano lo meriterebbero i sindaci e anche i presidenti delle regioni, ma non il Presidente della Repubblica e quelli delle camere, che accedono alla carica senza alcun voto popolare.
Pecorella ha quindi sottolineato con il suo intervento che il Lodo Alfano è ad personam e che il legislatore (Ghedini) ha tirato in mezzo le altre tre cariche solo per nascondere malamente l’inconfessabile intenzione di salvare il culo al suo datore di lavoro.
Ghedini ha poi aggiunto che: “Non è possibile rivestire la duplice veste di alta carica dello Stato e di imputato per esercitare appieno il proprio diritto di difesa e senza il sacrificio di una delle due”, dimenticando che in altri paesi una norma del genere non c’è e il problema non si pone, perché nessuno con la storia giudiziaria di Berlusconi riuscirebbe mai ad accedere a cariche del genere e tantomeno a conservarle per anni.
Inoltre Berlusconi negli anni di governo non si è mai presentato davanti a un giudice, la stessa ipotesi di un suo superlavoro come conseguenza dei processi è provata per falsa in partenza. Forse Ghedini intendeva dire che dovendo lui occuparsi della difesa di Berlusconi, non gli resta tempo per altre attività, ma nessuno obbliga Berlusconi a scegliere i suoi avvocati tra quelli che già sono pagati per fare i parlamentari. Ghedini ci dice che per tener sereno Berlusconi hanno dovuto cambiare la legge e che il Lodo serve a farlo governare meglio, ma quello lo avevano già capito tutti e la cosa non giustifica il privilegio che si è assicurato ordinando la stesura e il voto del Lodo Alfano, tantomeno se il Lodo offende la Costituzione.
L’avvocatura dello Stato invece ha sostenuto che senza il Lodo il Presidente del Consiglio si potrebbe anche dimettere. Come argomentazione giuridica c’entra come la cacca sui maccheroni e vien da chiedersi chi li scelga gli avvocati dello Stato, ma viene anche da pensare che grandi argomenti non ne devono aver trovati, se si sono ridotti così.
Se i giudici costituzionali bocceranno la norma, come sembrerebbe congruo con la lettera della Costituzione e nonostante alcune cene sospette facciano temere vicinanze tali da inficiare l’imparzialità di alcuni componenti della Corte, cè da augurarsi che spendano qualche parola anche per censurare questa serie di offese all’intelligenza comune e alle istituzioni democratiche.
Epilogo: La Corte boccia il Lodo perché adottato con legge ordinaria e perchè lede l’uguaglianza di tutti i cittadini garantita dall’articolo 3 della Costituzione. Berlusconi e i suoi reagiscono dando dei comunisti a tutti, dai giudici della Corte Costituzionale alla magistratura tutta, fino al Presidente della Repubblica, con il quale scatta la rissa. L’hanno presa bene, con eleganza e sobrietà, come d’abitudine.
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